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Robot nel
pallone intervista con Raffaello D'Andrea
di Margherita Bologna
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Addio colpi di tacco, rovesciate e cross
tagliati. Il nuovo calcio parla il linguaggio dei
computer. Ce lo spiega l'allenatore dei Big Red,
la squadra di calciatori meccanici più forte al
mondo. | | | |
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RAFFAELLO D'Andrea, di formazione ingegnere, è professore
associato alla Sibley School of Mechanical Aerospace Engeneering
della Cornell University, nello stato di New York. Nato a Pordenone
sui è trasferito negli Stati Uniti da piccolo.
Lei è
System Architect della squadra di robot calciatori "Cornell's Big
Red" vincitrice della competizione internazionale RoboCup nel 1999,
2000 e 2002. Di quali meccanismi sono dotati i robot e cos'è che
rende vincente questa squadra?
Chiaramente il sistema è
composto di sottosistemi differenti ma ciò che tiene unite insieme
le varie componenti sono gli "anelli di retroazione" (feedback
loops) che regolano ogni parte del sistema e consentono ad altre
parti di interagire in modo predittivo. Il nostro corpo a livello
muscolare è pieno di questi meccanismi di retroazione. Abbiamo dei
complessi sistemi che controllano il movimento delle gambe. Quando
vogliamo dare un calcio in avanti non ci rendiamo conto di tutti i
micromovimenti che avvengono a livello muscolare: c'è un anello di
retroazione più ristretto, poi uno più esteso e poi uno ancora più
esteso che di fatto ci spiega perché mi dirigo proprio in un punto.
Il sistema di feedback dei robot funziona esattamente come il
nostro. Noi abbiamo degli anelli di retroazione molto veloci e molto
mobili. Questo è esattamente ciò che permette ai robot di spostarsi
proprio come funzionano i muscoli nel nostro corpo. E poi ci sono
degli anelli di retroazione, che di fatto sono più strategici, con i
quali i robot capiscono come arrivare da un punto ad un altro. Un
anello di retroazione più grande ancora è quello che consente di
capire perché voglio arrivare in un determinato punto.

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I suoi robot compiono un movimento di natura circolare e non
movimenti spezzati. Quale matematica si utilizza per realizzare
questo tipo di movimento?
Generiamo il movimento dei
robot utilizzando una teoria chiamata " Teoria di controllo". E' una
branca della matematica applicata relativamente nuova che tratta del
controllo dei meccanismi fisici e di qualsiasi cosa soggetta ai
vincoli come nel caso dei nostri robot. Quando generiamo
traiettorie per i veicoli dobbiamo rispettare quei vincoli. Un
vincolo posto dalla meccanica newtoniana è che la velocità non
cambia istantaneamente perché occorerebbe una forza infinita. Se si
cerca di dotare un robot di un sistema di controllo per ottenere un
movimento scattante, questo movimento sarebbe molto efficiente ma
per il robot non sarebbe il modo migliore di muoversi da un punto
all'altro.
L' ingegneria di sistema o progettazione
d'insieme di tutte le parti di cui è composto un robot è un'attività
che richiede solamente competenza ingegneristica o anche una
sensibilità estetica?
Mettere insieme un sistema come
questo è un'attività di natura artistica.
Lei è un
ingegnere artista?
Nel 2001 ho partecipato alla biennale
di Venezia portando una installazione interattiva realizzata con Max
Dean, un artista che ora espone la sua collezione alla Galleria
nazionale del Canada. L'opera si chiama "Il tavolo". Abbiamo cercato
di stabilire un dialogo tra una persona e un oggetto. Mi piace
lavorare con artisti. Per quanto riguarda la progettazione penso
che questo sia il modo in cui si sviluppano dei sistemi: c'è un
obbiettivo da raggiungere e si ha un'idea di come deve essere
realizzato. Poi si fanno progetti differenti e si valuta qual è il
più valido per conseguire l'obiettivo stabilito. In questa fase si
ha un'idea sommaria dei componenti basilari del sistema. Questo
livello più alto si frantuma poi in tante componenti che a loro
volta devono essere progettate. C'è una grande libertà nel fare
questo. Infatti i miei studenti hanno costruito le parti meccaniche
dei robot con una incredibile libertà. Noi diamo loro dei vincoli
che consistono nell'obiettivo da raggiungere. Come arrivarci dipende
da chi esegue l'opera. Il sistema viene dunque spezzato in tante
parti differenti che poi saranno assemblate. Ciascuna di queste ha
dei vincoli. Da dove provengono questi vincoli? Dal fatto che
dobbiamo mettere insieme tutte queste parti. Poi prendiamo il
sottosistema e lo suddividiamo ulteriormente. Quando si comincia a
costruire il sistema, tante volte si nota che si può fare di più di
quello che si voleva fare perché, ad esempio, le singole parti di
cui è composto hanno maggiori potenzialità. Allora occorre
ridefinire gli obiettivi.

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Quali sono gli obiettivi con cui è stata costruita questa
squadra di robot calciatori?
Sicuramente uno è quello di
giocare il campionato e di vincerlo. Ma per noi è anche un mezzo per
testare questo metodo di progettazione di sistemi. La composizione e
l'assemblaggio di tutte le parti ci permette di imparare qual è il
modo giusto di fare queste cose. Quindi da una parte c'è lo scopo di
dotare le cose di vita e di intelligenza, dall'altra abbiamo
l'obiettivo più tecnico di fare in modo che le cose possano svolgere
dei compiti per noi. Non possiamo dotare questi agenti di troppa
vita e intelligenza perché subentra il fattore imprevedibilità,
mentre noi vogliamo che questi robot siano prevedibili perché li
costruiamo per usarli nelle centrali atomiche, per la difesa o per
l'esplorazione dello spazio. Quando mandiamo questi robot su Marte
vogliamo che facciano quello che noi vogliamo.
Perché i
robot non si muovono in modo autonomo ma attraverso una
telecamera?
I robot sono ciechi e la telecamera permette
loro di vedere.
Perché non metterla sui
robot?
L'obiezione è giusta. Ma questa soluzione nei
termini del sistema considerato come un tutto è molto difficile da
realizzare. Di conseguenza le altre funzionalità come
l'integrazione, i passaggi e la collaborazione sarebbero schiacciati
dal problema della localizzazione. Al momento non c'è la tecnologia
per fare ciò. Se mettessimo la telecamera sui robot li vedremmo
muoversi molto lentamente e sarebbero incapaci di passarsi la palla
l'uno con l'altro. Arriveremo a questo risultato, ma per ora
desideriamo che tutte le parti del sistema siano egualmente
bilanciate e interessanti.
Il computer che dirige tutte le
operazioni è diviso in più parti o è una sola "mente"?
Si
presenta come un computer unico ma il software che è all'interno è
fatto di programmi differenti che lavorano in parallelo. Nel nostro
sistema sarebbe facile avere un computer per ogni robot ma sarebbe
uno spreco. Allora sono come tante "menti" che dialogano tra loro.
L'unica differenza consiste nel fatto di avere messo tutti i
cervelli nello stesso spazio fisico.
L'allenatore che
avete creato che funzione ha?
L'allenatore guida
l'intelligenza collettiva del sistema. Sarebbe bello se i singoli
pezzi formassero un'intelligenza collettiva attraverso la
comunicazione. Ma con un unico coordinatore del sistema possiamo
ottenere tante prestazioni ed è più facile analizzare il sistema
stesso. Il ruolo dell'allenatore è di osservare il gioco, di
valutare ciò che sta accadendo e di assegnare dei compiti ai
differenti giocatori. Non è quello di controllare ma di assegnare
dei compiti sulla base dell' osservazione degli altri sistemi.

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Quando la sua squadra fa una partita con una squadra
avversaria apprende qualcosa?
Per adesso no perché il
sistema non ha abbastanza tempo per evolvere nelle sue strategie.
Può cambiare, non c'è difficoltà perché questo avvenga ma non c'è il
tempo necessario perché una partita dura dieci minuti. E sono troppo
pochi. Al giorno d'oggi molti cambiamenti da una tattica di gioco ad
un'altra sono basati sulla probabilità. Quando il sistema sta
giocando contro un altro e il computer osserva come si sta
comportando non c'è motivo che sulla base dell'osservazione cambi la
probabilità.
Indipendentemente dal fattore tempo e pur nei
limiti delle possibilità strategiche che possono mettere in atto,
questi sistemi possono apprendere dall'esperienza?
Si ma
limitatamente. Non è che il sistema che abbiamo costruito,
improvvisamente cominci a fare qualcosa comportandosi in un modo
totalmente differente da come l'avevamo previsto.Come ho detto noi
non vogliamo che faccia questo. Ma il sistema si comporta in modo
differente in circostanze differenti perché è un sistema che si
adatta all'ambiente.

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